Le vedeva sempre, madre e figlia quelle poche volte che ritornavano insieme il pomeriggio, per mano dalla scuola elementare che era lì vicino. Era, come dire, una composizione perfetta. Nulla mai di scomposto, nei visi, nei capelli. Si era chiesto più volte come fosse possibile. La bimba non avrà avuto più di sette anni e lei era una donna ancora giovane ma che di giovane sembrava avere poco. Sono quei punti di riferimento che hai quando cammini in un posto noto dove succedono cose note. E quello era il caso. Di solito era il giovedì, quando andava verso le sedici e trenta a bersi il caffè al bar di sotto prima di affrontare le ultime ore di lavoro. E il giovedì in genere le vedeva passare mentre sorseggiava la tazzina, strettamente senza zucchero che Cristina sapeva preparargli anche senza chiedere. E fra tutte quelle cose familiari, il giovedì ritrovava anche madre e figlia, quella composizione perfetta di piccoli e grandi scheletri dentro un armadio. E che, secondo lui, comunque come armadio sarebbe stato inevitabilmente elegante.
Era li vicino perchè doveva prendere dei fascicoli che aveva dimenticato sulla scrivania del suo ufficio, ed era li, a prenderli, anche se era la sera della vigilia di natale. Comunque sarebbe stata una sera e una notte sola, e non gli dispiaceva più di tanto. Ritrovare quell’immagine di madre e figlia, delle sue familiarità ma fuori dal giusto tempo e spazio lo fece sorridere. Aprì la porta dell’ufficio e entrò nel portone che si richiuse con uno scatto secco.
Gli ultimi saranno i primi