Clara

Erano già sette quest’anno, questi anni affogati nel tempo di una badante e dei compagni di scuola di cui aveva paura – a volte. E poi non riusciva mai a raccontare anche lei le vacanze e suo papà era oramai solo un’idea che durante quelle feste diventava speranza.

Meno male che anche quest’anno aveva nevicato e avrebbe fatto il pupazzo di neve con le carote che sua madre avrebbe comperato apposta per l’occasione. Era un cuore di bimba che aveva tante domande segrete che non chiedeva per non spezzare quel filo di equilibrio e di falsa armonia dei pochi momenti che passava con la sua mamma. Meglio quei cerchi sulla neve della vigilia con le scarpine nuove di vernice anche se faceva freddo. “Chissà se il papà ci sarà per aprire i regali” e il primo cerchio aveva già preso forma fra la neve appena caduta.

Le speranze dei bambini sono leggere, e i pensieri si susseguono in fila come piccoli trenini sotto l’ albero di natale. E le luci colorate della ricca e addobbata casa di fronte l’avevano già rapita. “Vieni, dai altrimenti facciamo tardi”.

Quei sette piccoli anni erano, come è giusto, già altrove.

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