IL POSTINO

Erano ormai vent’anni che faceva quella strada. La regolarità delle cose lo tranquillizzava ed era quello il motivo per cui aveva scelto quel lavoro. Il massimo della prevedibilità. Era anche vero che una volta, parecchi anni prima, gli era successo di dover consegnare la posta nella villetta al numero ventuno, con gli inquilini che avevano comperato un cane. Piccolo e apparentemente inoffensivo. Contrariamente alla sua dimensione, la sua vivacità era spettacolare. Cosi ogni mattina al ventuno gli correva incontro e finiva per saltargli nella borsa con le lettere. E una volta erano caduti tutti e due, lui e il cane, per terra. La signora si era scusata molto e aveva sgridato il cane, come se potesse capire cosa era successo e lui aveva poi dovuto far lavare la divisa perché si era tutta sporcata di terra. 

Al quattordici invece in tutto il palazzo c’era solo una bimba, Clara, lo sapeva perché arrivavano delle lettere espressamente per lei.  Circa una ogni mese. E a natale la lettera arrivava sempre per il 24 dicembre nella mattinata. Doveva essere un parente, l’indirizzo era scritto a mano, con cura e non c’era mai il mittente. Anche quest’anno immancabilmente quella letterina era arrivata. Aveva visto una volta la madre, perché era scesa per firmare una raccomandata. Ma la bimba non sapeva proprio come era di viso. Si trovava nei paraggi, quella sera, magari avrebbe incontrato madre e figlia, cosi per caso come sa fare queste cosa la vita.