Pauline scende dalla scala riccamente addobbata: agrifoglio dorato, bacche rosse e un profumo di vaniglia la proiettano verso il salotto dove troneggia un abete che solletica il soffitto.
“Mamma, mamma, ci sarà papà ad aprire i regali?”
“Non credo Clara, cosa scriveva nella sua lettera? È ancora in viaggio… Dobbiamo andare, la Messa inizia tra poco”.
Il portone si apre e la città si spalanca davanti alle due donne: il velo di neve fa risplendere le luci ovunque appese e Clara si diverte a seguire le impronte come in una mappa del tesoro.
“Chissà se il mio papà tornerà presto da me” si chiede tra un saltello e l’altro.
La cattedrale le accoglie alla fine del viale: le vetrate colorate assomigliano agli addobbi sull’albero e la piazza è festosa. Pauline osserva i vagabondi puzzolenti che anche a Natale si nascondono nell’ombra, lasciando in bella mostra la loro mano supplicante. Apre la Luis Vuitton e dal portafoglio griffato estrae delle monetine. Dopotutto è Natale. Ringrazia dentro di sé per l’ultimo assegno ricevuto e si chiede come mai quello di Dicembre non sia ancora arrivato. Le monetine scivolano da una mano all’altra e gli occhi si incrociano.
Pauline entra in chiesa sconvolta nel profondo e si accomoda nelle prime file della navata centrale. Clara vicino a lei fa esplodere tutta la sua gioia: finalmente i canti natalizi tanto attesi! Pauline da buona madre ripete: Alleluia! Gloria! Santo! Pace! Ma la sua testa rivede continuamente quegli occhi e si ripete che non possono essere proprio quelli. O forse sì? Davvero lo aveva spinto così in basso? Lui che non usciva mai senza cravatta e un goccio di profumo. Quel profumo che l’aveva sedotta e poi abbandonata e che si era perso davanti al giudice.
Segno di croce, la messa è finita, Buon Natale, grazie altrettanto.
Fuori dalla chiesa la stessa mano supplicante, gli stessi occhi: Pauline si avvicina. Annusa. Non sente odori. Poi prende per mano Clara e tornando a casa dice “forse papà tornerà presto”.