La piazza è piena di movimento e lui la osserva dalla sua posizione privilegiata: nessuno lo nota, chi passa lo evita. Vede distintamente i bambini giocare trascinando i piedi sulla neve e le signore agghindate a festa, uomini come cavalieri a difenderle con le loro armature di abiti caldi. Ogni tanto la sua mano riceve un segno di incoraggiamento: pochi euro ma sufficienti per un panino o un pasto caldo. E magari un letto.
Come era comodo il suo materasso nella stanza matrimoniale e come era dolce il profumo del corpo di lei che si stendeva caldo sotto le lenzuola. “Come mi manca”.
Altri corpi, altre lenzuola e altri profumi lo avevano confuso fino a fargli perdere i suoi affetti più cari. “Chissà come sta Clara, è così strano non ricevere più sue notizie”. Aveva dovuto scriverle che era partito per non farla soffrire e aveva consumato tutti i risparmi per dare a lei e alla sua mamma un ultimo sprazzo di normalità. Poi la piazza, nel momento più freddo dell’anno e una nuova solitudine. L’ombra della chiesa come coperta ghiacciata e come unico conforto le vetrine colorate. Durante le feste anche la loro casa era sempre riccamente addobbata, anche quando si preparavano a lasciarsi. “Quanto tempo è passato?”.
L’udienza, la sua ultima cravatta, il silenzio. “Perché?” risuona nella sua testa mentre rivive l’inesorabile allontanamento fatto di crescenti incomprensioni e false consolazioni, quel fossato scavato poco alla volta e ormai invalicabile.
Non sente le due donne avvicinarsi, avverte solo lo scatto di una borsa e il rumore delle monetine che scivolano sulla sua mano. Alza lo sguardo: lo fa ogni tanto per cercare un pò di umanità e gli occhi si incrociano. La vede allontanarsi altrettanto velocemente, fino a quando viene inghiottita dalla cattedrale. Sente i canti e per tutta la Messa pensa a quegli occhi, che lo avevano cercato e poi abbandonato e adesso ritrovato. “Avrà capito?”
L’organo festoso annuncia il Natale e una carezza improvvisa lo riporta alla realtà. “Ha capito”.